Molto di noi dipende da lei. L’autostima è un mosaico che racchiude fattori del passato, ma anche del presente, che formano la nostra personalità, e potremmo definirla come il giudizio che ogni individuo dà al proprio valore: è difficile da analizzare, descrivere, misurare, ed è soggetta a continui mutamenti.
C’è chi, come lo psicoanalista Erik H. Erikson, sostiene che deve venire dal di dentro, da quella fiducia formatasi nell’infanzia, legata al rapporto con i genitori. Nella realtà di oggi, però, non si riesce a trovare la serenità basandosi esclusivamente su questa fiducia di base, e ci si affida a fattori esterni come conformismo, moda e molti altri. Non dimentichiamo che viviamo in una società dove prevale l’apparenza.
La fiducia in sé stessi è analizzata con diversi approcci teorici, ma tutti convergono su un punto:
l’autostima dipende da noi, dalla capacità di volerci bene e di accettarci, e da essa discendono la nostra sicurezza e la nostra felicità.
I successi che affrontiamo quotidianamente aiutano a coltivare una buona autostima, ma anche l’educazione ricevuta e il contesto ambientale in cui si è vissuti assumono un ruolo cruciale nella sua formazione. Una carenza di autostima può causare anche situazioni estreme, fino alla depressione.
Secondo Nathaniel Branden, psicoterapeuta e scrittore statunitense, che sviluppò teorie psicologiche e modalità di terapia relative all’autostima, i comportamenti per rafforzarla sono sei:
- Vivere con consapevolezza, senza sottostare ad illusioni.
- Accettarsi nella totalità della propria persona.
- Essere responsabili delle scelte ed delle azioni che ci riguardano.
- Perseguire degli scopi ben precisi nella vita di tutti i giorni.
- Rimanere fedeli ai comportamenti che si è deciso di fare propri.
- Farsi valere, combattendo per il rispetto di sé stessi.


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